The sun will shine over the world again

La vita, amico, è l'arte dell'incontro...

Mi passa oltre questo mal di vivere,
dopo che mi ha raggiunta.
E mi chiedo quanto ci vorrà per ritrovar
quel filo spezzato rimasto nel mare.
Scrosciar di foglie e di onde e di note in minore.
la felicità si vive e la tristezza si butta fuori
che tanto il cielo la raccoglie
per poi esplodere nel fulmine.
E poi di nuovo acqua e acqua e acqua:
domattina ci sveglieremo col fango
e resteremo a guardare l’alba
appena fuori dal tempio della felicità.

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Frammenti di essenza

Avevo così fretta di venire al mondo che mi dimenticai di informarmi prima su come fosse.

Avevo così fretta di veder la luce, che sì, per poco non nacqui in strada.

Che poi, se l’avessi saputo, conoscendomi avrei accettato ugualmente la sfida.

La salita mi permette di non sentir la vertigine,

non ho mai paura di cadere.

La battaglia è l’unica vittoria,

il salto dell’ostacolo non mi è mai piaciuto.

Je suis Charlie!

Qualche parola..con angoscia leggo le notizie da Parigi da stamattina. E’ un’angoscia forte, si sente freddo dentro e lo stomaco si ritorce, poco distante da un cuore che, per un momento, si ferma e il momento dopo batte all’impazzata.
E’ un mondo perduto per sempre quello in cui si spezzano coi mitra le vite di uomini armati di colori. Un mondo perso dentro una nebbia di intolleranza e presunzione.

Corno inglese

ll vento che stasera suona attento –
ricorda un forte scotere di lame –
gli strumenti dei fitti alberi e spazza
l’orizzonte di rame
dove strisce di luce si protendono
come aquiloni al cielo che rimbomba
(Nuvole in viaggio, chiari
reami di lassù! D’alti Eldoradi
malchiuse porte!)
e il mare che scaglia a scaglia,
livido, muta colore
lancia a terra una tromba
di schiume intorte;
il vento che nasce e muore
nell’ora che lenta s’annera
suonasse te pure stasera
scordato strumento,
cuore.

Eugenio Montale, da “Ossi di seppia”, 1925.

The sun will shine over the world again

Mi passa oltre questo mal di vivere,
dopo che mi ha raggiunta.
E mi chiedo quanto ci vorrà per ritrovar
quel filo spezzato rimasto nel mare.
Scrosciar di foglie e di onde e di note in minore.
la felicità si vive e la tristezza si butta fuori
che tanto il cielo la raccoglie
per poi esplodere nel fulmine.
E poi di nuovo acqua e acqua e acqua:
domattina ci sveglieremo col fango
e resteremo a guardare l’alba
appena fuori dal tempio della felicità.

Elisa

Nessuno è qualcosa senza qualcuno,
nessuno è qualcuno senza qualcun’altro,
siamo tutti nessuno quando decidiamo di esserlo
siamo tutti qualcuno quando decidiamo di esserlo.

Oggi inizio un fuori tema, mi scuso, ma autobiograficamente parlando, ho bisogno di parlare di qualcosa che è per me fondamentale.

Ho moltissime passioni e cerco di seguirle tutte in modo approfondito. Mi definisco affetta da “eclettismo maniacale e debordante verso la totale abnegazione dei doveri”, nel senso che quando intraprendo una di queste passioni, indipendentemente da quante cose io abbia da fare in quel momento, mi perdo per delle ore.

Amo lo sport, e il calcio in particolare. Il teatro, il cinema, l’arte, le scienze (medicina, biologia, matematica, logica), amo soprattutto la letteratura e la poesia. Amo scrivere, dipingere, modellare, cucinare, suonare qualunque strumento mi capiti a tiro. Amo la musica, ascolto praticamente tutti i generi e cerco sempre di scoprire artisti nuovi.

Ma se parliamo di musica, la mia più grande passione è lei: Elisa, un’artista a tutto campo, completa musicalmente e non solo, una mamma, una donna, un’interprete..spesso messa a margine dal panorama italiano, messa alla stregua dei cantanti più commerciali.

Ma lei ha qualcosa di unico. Non ha la tecnica vocale perfetta all’inverosimile o la volontà di calcare palchi enormi in qualunque parte del mondo. Lei non si vende, continua a cercare di dire sempre la verità, di parlare del mondo in maniera molto personale, a volte molto nuda. Ci sono testi che ti scavano dentro, quelli di cui magari subito non cogli appieno l’essenza e che poi ti spuntano in mezzo a un’idea in un giorno qualunque della vita.

Elisa è un insieme di parole, note, emozioni, sentimenti, sguardi, risate. Sa arrivare alle anime più pure con semplicità e con un’umiltà disarmante.  E’ la purezza nella voce e nei suoni, è il genio creativo ed è la capacità di invadere un palco per quasi 3 ore. La capacità che ogni volta ti fa uscire dal concerto felicissimo di aver speso quei soldi. La capacità che, quando ti capita (e capita) di incontrarla dopo uno di questi densi concerti e la vedi così disponibile e così semplice, ti verrebbe voglia di abbracciarla e che fosse possibile far durare quel momento in eterno.

Elisa è quella magia che si crea ogni volta durante i concerti. E’ quella volontà di dar sempre un sacco di spazio ai fan, di restare sempre dentro quel rapporto e giocarci, sporcarsi, ridere di sé.

Elisa si rinnova ogni volta, supera nuove sfide mettendo in gioco tutta se stessa (nuovi generi, “nuove” lingue, nuovi paesi).

Consiglio a chiunque, se capita, di andare a un suo concerto (più ancora che di comprare il cd): è qualcosa che merita davvero tanto. E’ impossibile rimanere delusi e non restare completamente meravigliati!!!

Vortexes

Disconnetto la vita per un attimo. Devo fermarmi. Sono stanca di tutto questo vorticare planando. Voglio stare alzata fino a tardi e non pensare che domani sarà tutto uguale. Voglio credere che la felicità sia in questo stare sospesa a respirare questo vento di uragano sul viso.

Non posso dimenticare quello che ho visto, non posso cancellare ciò che la mia mente ha conservato. Sulla pelle la candeggina non fa effetto.

Posso sminuzzare e digerire, fare finta che non siano lì. Posso prenderli a pugni finché non vedrò tingersi di rosso le mie nocche.

E invece mi lascio trasportare da questo vortice che non riesco a fermare. Lascio che risucchi la mia testa e il buon umore che mi sforzo di indossare la mattina, per coprirmi dal freddo del disagio.

MEMORIE DI UN ANNO FA

Un anno fa..
ero nella cacca più totale: non avevo per nulla ripassato il discorso che avrei fatto il giorno dopo (troppo lungo e poco articolato),
ero indietrissimo nella preparazione della cena per la sera dopo (convinta che non sarebbe bastata, che non sarebbe venuta buona, che di sicuro mi sarei dimenticata qualcosa),
avevo poche ore di sonno alle spalle e sapevo che sarei rimasta in arretrato ancora per giorni,
ero più agitata all’idea di dover parlare in pubblico che preoccupata per la discussione in sé,
il fatto di mangiare o non mangiare non mi passava nemmeno per la testa, nonostante da svariate ore non vedessi e toccassi altro che cibo,
ero felice più per quello che stavo facendo in quel momento che per il fatto che di lì a 24 ore avrei avuto una corona in testa.
Ero felicissima di sapere che con me ci sarebbero stati tutti o quasi tutti i miei amici e la mia famiglia!!

Un anno fa ho smesso di avere l’ansia di non saper fare le cose, e ho iniziato a credere che fosse possibile fare tutto ed essere felici!

In un anno sono cambiate molte cose. E’ cambiata la mia pelle, sono cambiati i miei occhi, è cambiato il mio modo di pensare e sono cambiate le mie prospettive.

In quest’anno ho soprattutto fatto pulizia: di tutti gli inutili obblighi che mi sentivo sulle spalle, di tutte le persone che non mi facevano stare bene, di quelli che in un modo o per l’altro si muovevano solo se avevano un obiettivo personale e di tutti quelli che arrogantemente pretendevano che io fossi un’altra.

In un anno ho sentito qualcosa rompersi forte dentro di me, ma ho anche assistito alla lenta fioritura: non ero più una quercia, ma un giunco.

In un anno mi sono persa e ritrovata diversa mille volte e anche di più,

tanto che spesso ho dubitato che sarei riuscita a uscire dalla nebbia,

a non annegare in quell’oceano di parole cattive e superficiali.

In un anno ho iniziato a diventare quella che voglio essere: senza riserve e senza timori.

Nuvole su Marte

🙂

La vita, amico, è l'arte dell'incontro...

Questa mattina scrutavo il cielo e l’ho trovato bello. Plumbeo, carico di pioggia, ma comunque bello: sarà stata l’aria, parlava di te. La tua assenza mi ha avvolta e per una frazione di secondo ho avvertito nel profondo il gelo del vuoto. Dove ti nascondi? Dove celi i tuoi occhi buoni, il tuo sorriso un po’ grigio, le tue spalle curve di lavoro?

C’è una maschera che s’impone sul mio viso, una maschera rigida e seria, qualcosa che nemmeno io so da dove provenga o cosa sia di preciso. È elettricità che mi attraversa il corpo, attraverso i nervi, mi prende la testa e non mi lascia più finché non arriva un’altra ventata di caldo scirocco.

Io ti cerco e minimizzo ogni singola particella di queste nuvole per scorgervi un puntino che parli di te. Per scorgervi forse quella parte di me che si è perduta chissà dove negli abissi dei…

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Grazie

Grazie a te

ho ricominciato a contare i miei giorni dopo che il tempo era rimasto a lungo fermo.

Tu

che ti sei resa garante del mondo per me, hai dato un futuro ai miei occhi

che avevano smesso di guardarlo e di guardare cielo e stelle.

Tu

che mi hai sorretta come da piccola mentre muovevo i primi passi

in questa nuova avventura

che adesso volge alla fine.

Tu

che se non ci fossi tu non ci sarei nemmeno io,

Tu

che se te ne andassi credo che morirei l’istante dopo,

Tu

che anche da lontano mi guardi per controllare che non mi faccia male,

Tu

che rimarrai sempre convinta che a modo mio non vada mai bene,

Tu

che resterai sempre e comunque nonostante tutto.

A Te

io mando questo soffio di vento e spero

che rimanga vita in eterno

per dirci tutto l’amore che abbiamo dentro.